EMDR
Il vero viaggio di scoperta
non consiste nel cercare nuove terre,
ma nell’avere nuovi occhi
Marcel Proust
L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce il trauma come “il risultato mentale di un evento o una serie di eventi improvvisi ed esterni in grado di rendere l’individuo temporaneamente inerme e di disgregare le sue strategie di difesa e di adattamento”.
L’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) è una tecnica psicoterapeutica, riconosciuta nel 2013 dall’OMS per il trattamento del trauma e di varie problematiche psicologiche a esso correlate, in particolar modo lo stress traumatico.
Il protocollo EMDR, che si focalizza sul ricordo dell’esperienza traumatica, consiste nella rievocazione dell’evento traumatico parallelamente a stimolazioni bilaterali guidate dal terapeuta, come movimenti oculari, tapping o suoni alternati.
L’evento traumatico vissuto dal soggetto viene immagazzinato in memoria insieme alle emozioni, percezioni e sensazioni fisiche disturbanti che hanno caratterizzato quel momento. Tutte queste informazioni, se immagazzinate in modo disfunzionale, restano congelate nella memoria e generano reazioni automatiche di sofferenza e disagio. Infatti, se il trauma non è stato elaborato, anche uno stimolo esterno neutro, come un luogo, un odore, un suono, un’immagine, può riattivare improvvisamente memorie, emozioni e reazioni fisiche legate all’esperienza passata. Ciò può interferire, anche a distanza di tempo, nella qualità della vita quotidiana, fino a portare, nei casi più gravi, all’insorgenza di patologie come il disturbo da stress post-traumatico e altri disturbi psicologici.
L’obiettivo dell’EMDR è quello di riprocessare, tramite la stimolazione bilaterale, i ricordi traumatici o disturbanti desensibilizzandoli della loro carica emotiva negativa per poterli integrare in modo funzionale nelle reti mnemoniche, trasformando così il materiale disfunzionale in una esperienza tollerabile e gestibile. Le informazioni non integrate potranno così assumere una forma più funzionale, scevra dalla vividezza e dal corredo emotivo e fisiologico che avevano caratterizzato la risposta all’evento traumatico. Non si tratta di cambiare il passato ma il modo in cui abbiamo immagazzinato i ricordi.
Dal punto di vista clinico, dopo una serie di sedute EMDR, l’immagine traumatica apparirà meno nitida e meno disturbante il che aiuterà il paziente a riesaminarla senza esserne sopraffatto. Il paziente riuscirà così a riorganizzare il ricordo traumatico e integrarlo nella memoria autobiografica in modo meno doloroso e sarà in grado di discriminare meglio i pericoli reali da quelli immaginari causati dall’esperienza vissuta.
Così facendo il passato rimarrà nel passato e non influenzerà più scelte presenti e future perché il paziente, una volta integrata l’esperienza dolorosa, sarà in grado di utilizzarla in modo costruttivo aprendosi verso il futuro. Non significa dimenticare, ma elaborare e superare il peso emotivo permettendo alla vita di andare avanti in modo più leggero e sereno.
Numerosi studi scientifici hanno dimostrato l’efficacia dell’EMDR, oltre che nel trattamento del disturbo da stress post-traumatico, anche in altre sintomatologie come ansia e attacchi di panico, depressione, fobie, difficoltà relazionali che possono essere riconducibili a traumi relazionali pregressi.