Mindfulness
Non indugiare sul passato;
non sognare il futuro,
concentra la mente sul momento presente
Siddhārtha Gautama
Immersi in un mondo frenetico, impegnati in mille cose, costantemente bombardati da e-mail, messaggi whatsapp, notifiche facebook e instagram che esigono la nostra completa attenzione, viviamo sempre più disconnessi e alienati da noi stessi e da ciò che ci circonda. La tecnologia, che ci aveva promesso l’emancipazione dal lavoro e dalla fatica e un maggiore godimento di tempo libero da dedicare a noi stessi, ha contratto il nostro tempo, non ci si può fermare, bisogna sempre essere al passo, o addirittura un passo avanti. La sensazione di essere intrappolati all’interno di un meccanismo da cui non riusciamo a uscire diventa sempre più forte.
Questa perdita di contatto con la realtà che viviamo e con le sensazioni del nostro corpo causa stress e ansia. A peggiorare questa situazione interviene la nostra mente umana, eterna vagabonda fra ricordi e nostalgie del passato e anticipazioni e preoccupazioni per il futuro, facendoci tralasciare il momento presente, l’unico tempo che esiste veramente e possiamo vivere pienamente. Il passato è già accaduto e non possiamo modificarlo, il futuro non è reale perché deve ancora compiersi e può esistere solo nella nostra immaginazione, l’unico tempo che ci appartiene e che possiamo conoscere veramente è il presente, che spesso trascuriamo, lasciandolo scorrere senza neppure accorgercene.
E qui ci viene in soccorso la mindfulness con il suo invito a fermarsi, a prendere piena coscienza di ciò che viviamo, a riconnetterci con il mondo intorno a noi, rimanendo ancorati al momento presente. La mindfulness non è una soluzione miracolosa, non basta una sola sessione per ottenere dei benefici, è la continuità che fa la differenza. La sua pratica costante ci insegna a rallentare i nostri ritmi frenetici e a essere più consapevoli delle nostre reazioni fisiche, mentali, emotive e comportamentali, senza lasciarci travolgere.
Essa affonda le sue radici nella meditazione buddhista Vipassana ed è una pratica che allena la mente a focalizzarsi sui propri processi interni, nell’hic et nunc con attenzione e senza giudizio. Usando le parole di Kabat-Zinn, il biologo statunitense che, alla fine degli anni ’70, la introdusse nella medicina occidentale, la mindfulness è la consapevolezza che sorge nel prestare “attenzione al momento presente in modo curioso e non giudicante”. Si tratta di un processo intenzionale che ci permette di entrare con un atteggiamento accogliente, curioso e libero da giudizio, in relazione sia con il nostro mondo interno, fatto di pensieri, emozioni e sensazioni corporee, sia con gli stimoli dell’ambiente che ci circonda, restituendoci un senso di benessere generalizzato nella nostra vita quotidiana.
In ambito clinico e psicologico, la mindfulness aiuta il paziente a prendere consapevolezza dei propri processi interni, accettandoli e al contempo distanziandosene, imparando a osservarli e considerarli come eventi transitori, piuttosto che verità assolute o elementi da evitare. L’obiettivo clinico non è quello di eliminare i sintomi, ma di modificare il modo in cui la persona si rapporta a essi, riducendo l’evitamento esperienziale e la reattività automatica, per favorire una relazione più autentica e funzionale con l’esperienza soggettiva. L’individuo impara così a non identificarsi con i suoi stati interni, ma inizia a sviluppare una posizione osservante. Questa osservazione consapevole permette al soggetto di usufruire di uno spazio di manovra tra stimolo e risposta ed essere in grado di fornire risposte più adeguate agli eventi, contenendo quel meccanismo mentale che ci fa reagire prontamente e automaticamente a situazioni stressanti o emotivamente eccitanti, il cosiddetto “pilota automatico”.
Utilizzata inizialmente da Kabat-Zinn, per aiutare pazienti con dolore cronico, nel protocollo terapeutico per la riduzione dell’ansia e dello stress (MBSR), la pratica della mindfulness ha ispirato diversi ricercatori a sviluppare altri protocolli mindfulness per diversi disturbi specifici, come depressione (MBCT), abuso di sostanze (MBRP), disturbi alimentati (MB-EAT) ed altri.
L’integrazione dei principi derivanti dalla psicologia buddhista all’interno delle pratiche psicoterapeutiche occidentali oltre alla mindfulness ha generato nuovi modelli terapeutici di intervento basati su l’accettazione (ACT), la meditazione e la compassione (CFT).